{"id":450,"date":"2023-11-28T18:14:00","date_gmt":"2023-11-28T17:14:00","guid":{"rendered":"https:\/\/romacentocinquanta.it\/wp\/?post_type=percorso&#038;p=450"},"modified":"2023-12-19T14:06:08","modified_gmt":"2023-12-19T13:06:08","slug":"mezzo-secolo-di-edilizia-economica-e-popolare","status":"publish","type":"percorso","link":"https:\/\/romacentocinquanta.it\/wp\/percorso\/mezzo-secolo-di-edilizia-economica-e-popolare\/","title":{"rendered":"Mezzo secolo di edilizia economica e popolare"},"content":{"rendered":"\n<p>All\u2019alba del Novecento la popolazione di Roma era raddoppiata rispetto al 1870. La crescita demografica della citt\u00e0 era riconducibile soprattutto a consistenti flussi migratori. Nei primi anni di Roma capitale d\u2019Italia era giunto dal nord il numeroso personale impiegatizio di ministeri ed uffici, mentre a partire dagli anni Ottanta aveva preso forma una massiccia immigrazione dalle campagne del centro, che forniva manodopera alla febbrile industria edilizia cittadina. All\u2019incremento della popolazione non corrispose, per\u00f2, un\u2019adeguata disponibilit\u00e0 di soluzioni abitative. In assenza di un intervento pubblico, le poche e scadenti case economiche e popolari esistenti erano state costruite da privati e cooperative. A causa dell\u2019alta richiesta di alloggi, i nuclei di baracche si moltiplicarono ai margini della citt\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Per fronteggiare l\u2019emergenza, l\u2019amministrazione comunale ritenne opportuno avviare programmi di edilizia residenziale pubblica e nel 1903 approv\u00f2 la nascita dell\u2019ICP (Istituto Case Popolari; oggi ATER, Azienda Territoriale per l\u2019Edilizia Residenziale). Nella prima met\u00e0 del secolo, l\u2019Istituto fu grande protagonista dell\u2019edilizia capitolina e contribu\u00ec a orientare l\u2019espansione della citt\u00e0. A distanza di cinquant\u2019anni dalla sua fondazione, quasi il 10% della popolazione di Roma abitava in alloggi dell\u2019ICP. <\/p>\n\n\n\n<p>Proprio per la sua centralit\u00e0 nell\u2019edilizia cittadina, ripercorrere le vicende dell\u2019Istituto nei primi decenni di attivit\u00e0 permette di osservare i risvolti concreti di fenomeni politici ed urbanistici pi\u00f9 ampi. L\u2019opera dell\u2019ICP riflette, infatti, il susseguirsi delle stagioni politiche, dal riformismo giolittiano al regime fascista. In questa sede, i primi cinquant\u2019anni di attivit\u00e0 sono illustrati tramite fotografie, planimetrie e documenti provenienti dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.aterroma.it\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.aterroma.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Archivio dell\u2019ATER del Comune di Roma<\/a>, dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.museodiroma.it\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.museodiroma.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Archivio fotografico del Museo di Roma<\/a> e dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivioluce.com\/\" data-type=\"link\" data-id=\"https:\/\/www.archivioluce.com\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Archivio storico dell\u2019Istituto Luce<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi interventi rilevanti si collocano negli anni Dieci, quando furono realizzati San Saba e Testaccio. L\u2019Istituto proponeva allora un modello innovativo di edilizia popolare. La qualit\u00e0 delle case, la salubrit\u00e0 dell\u2019ambiente circostante, urbanizzato e dotato di servizi collettivi (bagni, asili, ambulatori), dovevano garantire agli abitanti connessioni sociali e un tenore di vita dignitoso.<\/p>\n\n\n\n<p>La ripresa dei flussi migratori dopo la Grande guerra stimol\u00f2 l\u2019espansione dell\u2019edilizia economica e popolare su tutto il territorio cittadino (Trionfale, Piazza d\u2019Armi, Appio-Latino, Ostia). Roma si apprestava ormai a raggiungere il milione di abitanti.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli anni Venti \u00e8 di primaria importanza la costruzione del quartiere popolare Garbatella e di Citt\u00e0-Giardino Aniene. Questi interventi, entrambi ispirati al modello delle <em>garden cities<\/em> inglesi, esprimono quella ricercatezza stilistica che fu marchio di fabbrica dei primi anni dell\u2019ICP. Il barocchetto romano ed i richiami medievaleggianti ancora oggi rendono riconoscibili queste costruzioni.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, cominciava a manifestarsi l\u2019ingerenza politica del governo mussoliniano. La presidenza fu affidata ad Alberto Calza Bini e, successivamente, l\u2019Istituto fu denominato ufficialmente \u201cfascista\u201d (IFACP, Istituto Fascista Autonomo Case Popolari). Oltre a questa influenza esplicita e formale, durante il ventennio l\u2019attivit\u00e0 edilizia fu fortemente orientata dalle scelte urbanistiche e dalle politiche abitative del regime, in particolare dalle demolizioni, dai rifacimenti, dagli sbaraccamenti, dalla progressiva liberalizzazione degli affitti e dalla conseguente pressante crisi degli alloggi. In questo senso, la realizzazione sul finire degli anni Venti dei quattro Alberghi suburbani alla Garbatella, edifici adibiti a ospitare in via provvisoria gli sfrattati, restituisce un quadro dell\u2019emergenza abitativa e del ruolo ricoperto dall\u2019IFACP.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli anni Trenta sono caratterizzati dalla costruzione delle borgate \u201cufficiali\u201d. Il Governatorato, il nuovo ordinamento amministrativo eretto dal fascismo in sostituzione degli organi comunali, ne realizz\u00f2 alcune, provvisorie e di rapida esecuzione. Nella seconda met\u00e0 del decennio l\u2019IFACP, oltre a rilevare le prime, ne costru\u00ec altre, pi\u00f9 solide e&nbsp; destinate a durare nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p>Si trattava di insediamenti sparsi nel territorio suburbano e dell\u2019Agro, che costituivano, da un lato, il tentativo di tamponare l\u2019emergenza e, dall\u2019altro, un modo di allontanare dal cuore dell\u2019Urbe mussoliniana categorie sociali e politiche invise al regime. Gli interventi realizzati a Tiburtino III, Primavalle, Quarticciolo e nelle altre borgate si differenziavano molto dalle precedenti costruzioni&nbsp; dell\u2019Istituto.<\/p>\n\n\n\n<p>Cambiavano gli schemi planimetrici, le tipologie e i linguaggi, ora caratterizzati da criteri tecnici e compositivi d\u2019ispirazione razionalista, seppur mediati dalla tradizione, e da una semplificazione che, nel riprendere gli indirizzi moderni, rivelava anche l\u2019intento di ridurre tempi e costi di realizzazione. La popolazione delle borgate \u201cufficiali\u201d si trov\u00f2 ad abitare lontano dalla citt\u00e0 consolidata, in insediamenti privi o poco dotati di servizi, sebbene gli interventi dell\u2019Istituto, progettati da architetti attenti ai principi compositivi e al controllo della scena urbana, fossero qualitativamente migliori di quelli governatoriali.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel secondo dopoguerra le borgate, oggetto di demolizioni e riqualificazioni, saranno raggiunte dall\u2019espansione della citt\u00e0 pubblica e privata, venendo inglobate nella periferia cittadina. Lo IACP (dalla denominazione dell\u2019Istituto era stato rimosso l\u2019aggettivo \u201cfascista\u201d) sar\u00e0 ancora protagonista dell\u2019espansione della citt\u00e0 con la costruzione di nuovi quartieri fino agli anni Ottanta, per poi dedicarsi prevalentemente alla gestione, al mantenimento ed al recupero del proprio patrimonio edilizio.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Alessandro Lattanzi<\/em><\/p>\n","protected":false},"featured_media":601,"template":"","acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/romacentocinquanta.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/percorso\/450"}],"collection":[{"href":"https:\/\/romacentocinquanta.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/percorso"}],"about":[{"href":"https:\/\/romacentocinquanta.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/percorso"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/romacentocinquanta.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/601"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/romacentocinquanta.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=450"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}